La Regione Marche ha avviato il confronto istituzionale sulla proposta di legge regionale dedicata all’individuazione delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Si tratta di un passaggio rilevante per la pianificazione energetica del territorio, perché la definizione delle zone in cui potranno essere realizzati nuovi impianti FER incide direttamente su autorizzazioni, investimenti, tutela del paesaggio, uso dei terreni agricoli e sviluppo delle infrastrutture energetiche.
Il percorso è ancora in una fase preliminare: non risultano decisioni definitive già approvate dalla Giunta o dal Consiglio regionale. Tuttavia, l’avvio del confronto con stakeholder e categorie economiche indica che la Regione sta entrando in una fase operativa per costruire una disciplina attuativa su un tema centrale per la transizione energetica.
Che cosa sono le aree idonee FER e perché sono importanti
Con l’espressione aree idonee FER si indicano le porzioni di territorio ritenute compatibili, secondo determinati criteri, con l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, come fotovoltaico, eolico e altre tecnologie per la produzione di energia pulita. Non si tratta necessariamente di un’autorizzazione automatica alla costruzione, ma di una cornice che può rendere più chiaro e prevedibile il percorso autorizzativo.
La loro individuazione è importante per almeno tre ragioni. La prima riguarda la capacità di accelerare gli investimenti nelle rinnovabili, riducendo incertezza e frammentazione amministrativa. La seconda è legata alla tutela del territorio: stabilire criteri chiari permette di orientare gli impianti verso superfici più compatibili e di limitare il consumo di suolo agricolo o l’impatto su aree paesaggisticamente sensibili. La terza riguarda la pianificazione energetica regionale, perché una mappa più definita delle aree potenzialmente utilizzabili consente a imprese, Comuni e operatori di programmare meglio progetti e infrastrutture.
Nel caso delle Marche, il confronto si concentra anche su elementi particolarmente delicati per il territorio regionale, come colline, terreni agricoli, crinali e valichi. Sono ambiti che richiedono un equilibrio tra obiettivi energetici, attività agricole, paesaggio e sviluppo locale.
Il percorso avviato dalla Regione Marche
Gli uffici tecnici regionali hanno predisposto una proposta di legge che viene ora sottoposta al confronto con i portatori di interesse prima dell’approdo in Giunta. Il passaggio, avviato il 16 settembre 2026, coinvolge rappresentanti delle categorie economiche e stakeholder chiamati a discutere i criteri per individuare le aree idonee oltre a quelle già previste dalla normativa nazionale.
Il metodo scelto è quello dell’ascolto preventivo: le osservazioni raccolte nel confronto dovrebbero contribuire alla definizione del testo che sarà poi esaminato dalla Giunta regionale e successivamente dal Consiglio per l’iter legislativo. Questo aspetto è significativo perché la materia non riguarda soltanto l’energia, ma anche urbanistica, agricoltura, ambiente, attività produttive e gestione del territorio.
La proposta regionale si inserisce in un quadro marchigiano già caratterizzato da un impianto normativo relativo ad aree con indicatori di idoneità e non idoneità. Il nuovo intervento punta quindi a rafforzare e rendere più operativo il sistema di criteri, tenendo conto sia delle esigenze di sviluppo delle rinnovabili sia della necessità di evitare localizzazioni poco coerenti con le caratteristiche del territorio.
Dove potrebbero essere favoriti i nuovi impianti
Tra le aree richiamate nel documento tecnico predisposto dagli uffici regionali figurano in particolare superfici già antropizzate o compromesse. L’impostazione sembra orientata a privilegiare contesti in cui l’installazione di impianti rinnovabili possa avere un impatto territoriale più contenuto rispetto all’occupazione di suolo agricolo produttivo o di aree integre.
Tra le tipologie considerate rientrano:
- aree industriali, artigianali e logistiche;
- superfici già edificate o urbanizzate;
- aree dismesse;
- terreni agricoli abbandonati o incolti;
- siti degradati o già compromessi.
Questa impostazione è coerente con un principio sempre più rilevante nelle politiche energetiche: favorire la produzione da fonti rinnovabili, ma indirizzarla dove il territorio è già stato trasformato dall’attività umana. In questo modo, il fotovoltaico e le altre tecnologie FER possono contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione senza generare conflitti eccessivi con agricoltura, paesaggio e comunità locali.
Il tema, tuttavia, resta complesso. Anche le aree dismesse o industriali possono richiedere valutazioni tecniche, ambientali e urbanistiche. Inoltre, la disponibilità effettiva di superfici, la vicinanza alle reti elettriche e la sostenibilità economica dei progetti sono fattori decisivi per trasformare una zona potenzialmente idonea in un investimento concretamente realizzabile.
Implicazioni per imprese, Comuni e cittadini
La futura legge regionale potrebbe avere effetti significativi per diversi soggetti. Per le imprese energetiche e gli operatori del settore rinnovabili, criteri più chiari sulle aree idonee possono ridurre l’incertezza nella fase di sviluppo dei progetti. Sapere in anticipo quali aree sono considerate più compatibili aiuta a pianificare investimenti, studi di fattibilità, richieste di connessione e procedure autorizzative.
Per i Comuni, la normativa regionale potrà rappresentare uno strumento di coordinamento tra pianificazione locale e obiettivi energetici. Gli enti locali sono spesso coinvolti nei processi autorizzativi e nel confronto con cittadini e imprese: una disciplina più definita può facilitare decisioni più trasparenti e coerenti.
Per il mondo agricolo, il nodo principale riguarda l’equilibrio tra tutela dei terreni produttivi e possibilità di valorizzare aree abbandonate, incolte o difficilmente utilizzabili. La distinzione tra suolo agricolo attivo e superfici non più impiegate in modo produttivo può diventare un elemento centrale nel confronto.
Anche i cittadini sono indirettamente interessati. Lo sviluppo delle rinnovabili contribuisce alla sicurezza energetica e alla riduzione delle emissioni, ma la localizzazione degli impianti può incidere sulla percezione del paesaggio e sull’uso del territorio. Per questo la fase di confronto è rilevante: consente di far emergere esigenze, criticità e possibili soluzioni prima dell’approvazione definitiva della legge.
Un passaggio da seguire per la transizione energetica regionale
Il confronto avviato nelle Marche sulle aree idonee FER rappresenta un tassello della più ampia sfida della transizione energetica: aumentare la produzione da fonti rinnovabili senza perdere di vista la qualità del territorio e la sostenibilità delle scelte localizzative.
Al momento il percorso è ancora aperto e non vi sono decisioni finali approvate. Il testo che emergerà dagli ascolti dovrà passare dalla Giunta regionale e poi dal Consiglio. Proprio per questo, la fase attuale è particolarmente importante: le scelte sui criteri di idoneità potranno influenzare la velocità dei progetti, la distribuzione degli impianti e le opportunità per imprese, amministrazioni e comunità locali.
Una disciplina chiara, equilibrata e coerente con le caratteristiche del territorio potrà contribuire a rendere più ordinato lo sviluppo delle rinnovabili nelle Marche, favorendo investimenti sostenibili e riducendo il rischio di conflitti nelle fasi autorizzative.
Fonti
- Aree idonee Fer, nelle Marche parte il confronto con gli stakeholder
- Aree idonee per impianti da fonti rinnovabili, confronto in Regione – Notizie
- proposta di legge n. 303
- [PDF] UDIENZA CONOSCITIVA – Assemblea Legislativa
- [PDF] OSSERVAZIONI TECNICHE AL PROGETTO DI LEGGE
- Regione Marche: approvata la proposta di legge per l’individuazione delle aree non idonee all’installazione degli Impianti FER
- Quotidiano Energia
- OSSERVAZIONI TECNICHE AL PROGETTO DI LEGGE
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